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NEET: una generazione abbandonata

Just Knock

11/06/2020

L’Italia gode in questi anni di un triste primato che le è stato riconosciuto dall’UNICEF: è il Paese in Europa con il più alto tasso di NEET.

Il termine sta a indicare tutti i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono alcun corso di formazione. In Italia se ne contano circa 2 milioni.

Le istituzioni e gli avventori dei salotti televisivi hanno definito questa categoria di ragazzi “bamboccioni”, “fannulloni”, “pantofolai” e anche “sfigati”.

Nessuno, o meglio nessuno tra gli attori che avrebbe dovuto occuparsi del problema, si è mai seriamente soffermato sul capire le cause che spingono i più giovani ad allontanarsi dalla società e a non essere più “attivi”.

Per quanto possa essere ridondante, i dati sono allarmanti, considerando anche gli effetti negativi determinati dal Covid-19 e che sono stati resi noti negli ultimi giorni.

Quali sono quindi le cause che hanno determinato il propagarsi di questo fenomeno?

Una delle prime cause da considerare è lo scarso investimento che negli anni è stato destinato alle politiche giovanili. I Governi che si sono susseguiti negli ultimi 10 anni non sono durati abbastanza, non tanto per risolvere il problema alla radice, quanto per studiare almeno il fenomeno e comprenderlo.

Si è spesso preferito fare ricorso a strumenti di sostegno di breve periodo, piuttosto che programmare un piano d’azione a lungo raggio che potesse restituire dei risultati negli anni successivi.

È stato più semplice istituire ammortizzatori sociali che non possono riuscire a risolvere il problema, in quanto palliativi che non hanno una solida base per poter essere risolutivi.

Lo stesso programma “Garanzia Giovani” avrebbe potuto aiutare in maniera più efficiente i giovani NEET se avesse potuto contare su una fitta rete di addetti all’orientamento: la Germania può contare su circa 100.000 addetti, l’Italia su appena 7.000.

Non bisogna dimenticare anche il limitato contributo delle Università.

La maggior parte dei laureati sviluppa durante il percorso di studi competenze astratte e generali. Gli atenei non sembrano comunicare con il mondo dell’impresa e il rischio maggiore è quello di ritrovarsi ragazzi con soltanto un pezzo di carta in mano che non riescono a trovare un impiego.

Mancano, in alcuni casi, ponti di collegamento diretti tra Università e imprese e gli stage che possono essere proposti non sono sufficienti a garantire ai giovani laureati concrete possibilità di inserimento nel mondo del lavoro.

Non è da escludere anche l’atteggiamento di molte aziende che preferirebbero assumere risorse pronte e già formate. Sarebbe bene che ci si rendesse conto che, in una società post-moderna e iper connessa, le competenze si possono maturare nel tempo e che a fare la differenza sono le attitudini delle persone e le soft skills che rendono gli individui, più di ogni altra cosa, diversi tra loro.

Infine, si sottolinea anche un problema culturale e strutturale. Lo scollamento dei giovani dalla società, dalla ricerca del lavoro, dal loro attivismo è dettato in parte dalla mancanza di fiducia di poter cambiare l’ordine del sistema: le posizioni decisionali e di potere sono ancora occupate dai loro stessi padri che non hanno alcuna intenzione di cedere la poltrona ai figli.

Considerati tutti questi fattori, un giovane potrebbe ritrovarsi a 25 anni spaesato, con tanti dubbi sul suo futuro e con la sensazione di essere abbandonato da chi invece avrebbe dovuto guidarlo.

Ecco che subentra la sfiducia, la paura per un futuro incerto e la sensazione di aver sbagliato percorso.

Cosa fare quindi?

Non esistono ricette segrete per risolvere il problema. Laddove le Istituzioni non arrivano, ci si può limitare a dare dei suggerimenti.

Se anche tu sei un NEET, il consiglio è di avere maggiore fiducia in te stesso e di cercare di aggiornare le tue competenze e le tue abilità, basandoti esclusivamente su ciò che realmente ti piace fare.

Seguire i propri interessi e le proprie passioni è un punto di partenza fondamentale che può aiutarti a capire chi sei e che cosa vuoi dal futuro. Nell’era della trasformazione digitale esistono numerose possibilità e opportunità per migliorarsi e crescere direttamente sul web.

In bocca al lupo!

 

 

 

       

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