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Che cos'è il Job Hopping

Just Knock

08/10/2020

Cosa significa il termine Job Hopping?  

La traduzione letterale sarebbe “saltare da un lavoro all’altro” ed effettivamente è un fenomeno esistente già da qualche anno.

Soprattutto in America, ma anche in Italia.

In America, secondo una rilevazione di HR Robert Half, il 64% dei lavoratori sarebbe Job Hopper e questo succede perché il fenomeno funziona meglio dove il tasso di disoccupazione è basso ed è chiaro che c’è una mancanza di manodopera.

Ma in Italia, quindi, come funziona?
L’Italia non è sicuramente famosa per avere un tasso di disoccupazione basso, ma ciò che succede nel nostro paese è che in alcuni ambiti, più di altri, il Job Hopping è quasi inevitabile, soprattutto a causa di un disequilibrio tra domanda e offerta dovuto a mancanza di figure specifiche e, inoltre, sembra che chi porta avanti il fenomeno lo faccia più per una vocazione generazionale, stiamo infatti parlando di molti Millenials.
Secondo una ricerca fatta da Deloitte, su 10.455 giovani della Generazione Y, il 43% è propenso a cambiare lavoro entro due anni dall’assunzione.

Al di là di ciò che si potrebbe pensare, la motivazione primaria del Job Hopping non è solo quella dell’aumento salariale, ma anche l’etica e lo stimolo ricevuto sul posto di lavoro possono fare la differenza.
Si cambia quindi per scatti di crescita, ma anche perché non si crede a pieno in quello che l’azienda sta facendo o perché non si prova “affetto” verso l’azienda stessa e/o non ci si sente capiti all’interno di essa.

Ma dato tutto questo, il Job Hopping è vantaggioso?
Sicuramente permette di ampliare e migliorare le nostre skill, ma al contempo non permette di raggiungere un elevato grado di conoscenza del settore.
Stesso discorso vale per il network, ovviamente il bacino di conoscenze aumenta, così come si possono causare altrettante rotture.
Infine, va da sé, che la frequenza ravvicinata con cui si cambia lavoro diventa un’arma a doppio taglio quando viene mostrata nero su bianco su un Curriculum: se da un lato i repentini cambi mostrano una persona motivata e flessibile, dall’altra denotano poca fedeltà aziendale.

C’è chi coraggiosamente ha preso questa strada e chi, invece, non ha alternative e quindi impara a leggerlo come opportunità di cambiamento. 


Per entrambe le categorie i consigli non cambiano:

  • Bisogna dare sempre il massimo in ogni posto di lavoro;
  • Collaborare con il proprio responsabile dal giorno uno fino alla fine del periodo lavorativo;
  • Mostrare etica e responsabilità nel mantenere fede ai giorni di preavviso;
  • Rispettare fino alla fine l’investimento che l’azienda ha fatto per assumerti.

Per quanto riguarda il Curriculum, non preoccupatevi! L’importante è essere preparati a spiegare e motivare ogni tuo spostamento, trovare un filo conduttore per il tuo percorso e sondare le affinità tra i vari lavori svolti così da riuscire a sottolineare la continuità tra un’esperienza e l’altra.

 

  Valentina Tagliaferri

 

 

       

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